L’importanza di non mettere tutte le uova nello stesso paniere
Me lo ripeto sempre. Il nostro lavoro è straordinario e ci dà modo di incontrare e aiutare tante persone a costruirsi la propria serenità economica. Oggi vi racconterò del primo incontro con Francesco e Giulia, una giovane coppia referenziatami da una mia cliente di vecchia data.
L’occasione per incontrare Giulia mi si presentò durante un evento, organizzato con una quindicina di clienti e altrettante persone a loro care, che aveva come tema la diversificazione e le sue peculiarità.
Era una serata di primavera inoltrata che aveva il sapore dell’estate, date le temperature ben al di sopra delle medie stagionali. Con il solito fare maniacale, l’evento era stato curato in tutti i suoi dettagli grazie al prezioso aiuto della mia assistente. Dall’aperitivo di benvenuto, alla cena successiva all’evento, tenuta magistralmente da un giovane chef emergente. Tutto era andato proprio come l’avevo pensato. Ma tornando a Giulia, a chiusura della serata, dopo gli innumerevoli ringraziamenti, l’epilogo naturale era stato fissare il nostro primo appuntamento.
In realtà, quello più trepidante di incontrarmi era il suo compagno Francesco, medico di base, negli ultimi anni sempre più impegnato, soprattutto per via di quello che aveva portato con sé la pandemia da Covid19. La mole di lavoro lo aveva costretto, suo malgrado, a delegare la gestione dei risparmi familiari a Giulia.
Era stato incuriosito soprattutto da ciò che una Giulia entusiasta gli aveva raccontato e, ancor più, dall’oggetto che aveva portato a casa dall’evento (un cestino di uova… ma di questo parleremo dopo).
L’appuntamento era fissato per il lunedì della settimana entrante alle 21.30, a casa loro.
Quando, puntuale come un orologio svizzero, suonai alla porta della loro casa, Francesco mi aprì e mi sorprese dicendo con tono serioso: “Lei comincia male! Ancora non ci conosciamo e mi ha appena fatto perdere 100 euro!”.
Io lo guardai incredulo e sorridendo dissi: “Non ricordo di averle mai fatto un piano d’investimento ma, ad ogni modo, fosse l’ultima cosa che faccio, le prometto che mi impegnerò a farglieli recuperare”.
Dopo questa inusuale rottura del ghiaccio, mi fece strada per entrare in casa, arredata in stile country. Nel tragitto dall’ingresso alla cucina, Francesco mi mette a mio agio in modo simpatico, spiegandomi di aver scommesso con la moglie che non avrebbe bussato proprio nessuno alla sua porta.
“Ma Le pare!?” – mi disse – “Ho dovuto delegare la gestione del mio risparmio a mia moglie perché il nostro consulente ci può ricevere solo dalle 9 alle 11 del martedì e del venerdì. Quando Giulia mi ha detto della sua disponibilità per un appuntamento a questo orario, mi è scappata una risata!”.
Una volta accomodati al tavolo dove abitualmente mangiano, trovando biscotti appena sfornati ed un set di bevande fresche, Francesco e Giulia iniziarono a raccontarmi la loro situazione ed insoddisfazione. Già: nonostante fossero clienti di una banca tradizionale e considerando il discreto patrimonio messo da parte dai due, il loro consulente si limitava alle direttive aziendali ed ai rigidi schemi impostigli. Ma capisco poi che questo era il problema minore. Si era affievolita la fiducia tra loro e la banca, per una catena di ragioni: inizialmente le promesse di rendimento costantemente disattese, poi il continuo assentarsi sul lavoro di Andrea (chiameremo così l’altro consulente), seguito da strani comportamenti in fase di rendicontazione. Tutto ciò aveva insospettito e frustrato Giulia, che ogni volta tornava a casa a mani vuote, e questo perché Andrea, nonostante le esplicite richieste della cliente, era sempre più restio a consegnare i report di rendiconto che in altri tempi le forniva tranquillamente. Questo insieme di atteggiamenti ambigui disturbava Giulia, che, da quando il marito le aveva delegato la cura dei rapporti bancari, si sentiva caricata di una grossa responsabilità che le sembrava un macigno sul petto, in quanto, come lei afferma sempre, “io ci provo, ma non ne capisco niente”.
Deduco che questa manifestazione di “ignoranza” sull’argomento avesse dato carta bianca ad Andrea, che si era sentito evidentemente libero di mettere nel loro portafogli due obbligazioni della banca per la quale opera, qualche centinaio di azioni della stessa ed un BTP.
Guardando il documento che riportava questi dati, non rimasi troppo sorpreso e capii cosa spiegasse il comportamento di Andrea: le obbligazioni erano subordinate e la banca era ben lontana dal vivere i suoi tempi migliori. Spiegai a questi due risparmiatori che l’operatore aveva dimostrato un ampio conflitto di interessi e, con ciò, che erano stati legati mani e piedi all’altalenante destino di quell’istituto bancario.
Un errore di “concentrazione delle risorse”, e quindi di esposizione a rischi rilevanti. Tornai ad esporre, d’altra parte, l’importanza e il significato della diversificazione, rievocando la metafora del cestino di uova, regalato a Giulia e tutti i partecipanti alla fine di quella serata evento.
In esito a quella lunga chiacchierata, finiti i biscotti, ci stringemmo la mano e avviammo un percorso di investimento distribuito in tappe temporali e su un ampio spettro di soluzioni finanziarie. Sono trascorsi pochi anni, Giulia è tornata a dormire serena, Francesco mi incontra puntuale ogni tre mesi alle 21,30 e sì, ha recuperato anche quei 100 euro persi nella scommessa con la moglie!