Il dilemma del libero professionista: successo oggi, fatica domani?

Marco ha 47 anni ed è un architetto di successo. Da quando ha aperto il suo studio, ha sempre investito nella crescita della sua attività: corsi di aggiornamento, nuove tecnologie, collaborazioni con giovani talenti. Il suo lavoro lo appassiona e gli permette di vivere bene, ma c’è una questione che continua a rimandare: la sua pensione.

Una sera, durante una cena con amici, mentre sono appartati, Giulia – la sua consulente finanziaria di fiducia – gli lancia una domanda diretta: “Marco, tu come ti stai preparando per il futuro? Hai una strategia per la tua previdenza?”.

Marco sorride, prende un sorso di vino e risponde con la solita battuta: “Io non andrò mai in pensione, lavorerò fino a 90 anni!”. Ma dentro di sé sa che non è vero. Sa che il momento in cui vorrà rallentare arriverà. E non vorrebbe trovarsi impreparato.
Nei giorni successivi, quella domanda gli rimbalza in testa. Si dice che deve smetterla di trovare scuse o frasi fatte, che hanno il solo scopo di rimandare il problema. Il problema della pensione “magra” non si risolverà da solo.

Fatti questi ragionamenti personali, si decide a richiamare Giulia e prendere un appuntamento.
“Complimenti Marco. Avermi chiamata ti fa onore. Non è da tutti ritornare sui propri passi e ragionare su questi argomenti così delicati” – esordisce Giulia al loro incontro. “E’ sempre più facile rimandare piuttosto che agire.
Come libero professionista, sai, non avrai accesso alle stesse tutele di un dipendente. Io sono come te. La pensione pubblica per i professionisti iscritti alle casse previdenziali private è generalmente inferiore rispetto a quella dei lavoratori dipendenti; con un tasso di sostituzione che può scendere anche sotto il 50% del reddito medio degli ultimi anni lavorativi. Per essere più chiari, un dipendente versa i contributi con un’aliquota pensionistica che può arrivare al 33% dello stipendio lordo, e credimi che comunque è un’aliquota insufficiente per avere una pensione pubblica adeguata. Tu, come libero professionista, versi i contributi a una cassa professionale con un’aliquota ancora più bassa. Se non sbaglio, la tua aliquota presso Inarcassa è intorno al 14-15%. Ma in un secondo momento analizzeremo meglio tutta la tua situazione personale.
Questa aliquota più bassa”,
continua Giulia, “si traduce in un assegno pensionistico che potrebbe ammontare a meno della metà di ciò che guadagna oggi. Inoltre, come ben sai, non hai diritto a TFR, indennità di fine rapporto o altre forme di sostegno garantite ai lavoratori subordinati.”

“Mi piacerebbe approfondire l’analisi della mia cassa”, risponde Marco, visibilmente turbato. “Ovviamente qualcosa so, ma vorrei che mi aiutassi a capire la mia situazione”.

“Lo faremo Marco. Stai tranquillo, il passo più difficile è stato fatto: quello di informarsi. Ora dobbiamo solo agire. Ti spiegherò le diverse soluzioni disponibili attraverso il fondo pensione, le agevolazioni fiscali e la rendita vitalizia finale”.

Marco e Giulia si rivedono e iniziano ad analizzare e pianificare insieme.
Marco decide di destinare ogni anno una parte dei suoi guadagni alla previdenza integrativa. Il tutto è fatto su misura per lui, in base alla sua situazione e a ciò che desidera ottenere in futuro. Capisce che non si tratta di una spesa aggiuntiva, ma di una forma di investimento sul sé stesso che verrà. Ora si sente più tranquillo: ha preso in mano il suo futuro, senza aspettare che il tempo decida per lui.

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