Elisa e Alessio stavano uscendo dal mio ufficio, dopo un incontro dedito a seguire il finanziamento per la loro nuova casa. Ci stavamo salutando quando Alessio si ferma e mi dice: “Ah, quasi dimenticavo, ho un amico che ha venduto casa e vorrebbe investire una parte della vendita. Posso dargli il tuo numero? Però sappi che è un po’… complicato e diffidente!”.
Ovviamente, amando le sfide, ho accettato di fissare un primo incontro.
Carlo e Anna erano rimasti scottati in passato ma avevano finalmente trovato una Banca di loro fiducia.
Ciononostante, si volevano guardare intorno per ottenere esattamente quello che avevano in mente: un investimento sicuro, senza vincoli, mai in perdita e con un flusso costante che ogni anno gli potesse permettere di togliersi qualche capriccio. Al di là della richiesta, ben nota a noi del settore e in parte velleitaria, è sempre possibile costruire una soluzione adeguata condividendo con i clienti un piano di azione creato ad hoc. In questo caso, una ulteriore complicazione era dettata dal contesto di mercato, molto volatile e quindi con un forte potere deterrente verso “nuovi” investitori.
“Dott. Milani” – mi chiese Carlo – “ma qual è il momento più adatto per investire?”.
La differenza, nella loro scelta di consulente, immagino l’abbia fatta la mia risposta. Infatti, mentre altrove cercavano di convincerli ad investire tutto e subito, io ho cercato di spiegargli che non c’è un momento adatto, poiché i mercati sono sempre stati altalenanti ed è quasi impossibile entrare sempre ai minimi ed uscire ai massimi. Ma, statisticamente parlando, la soluzione migliore per abbassare la volatilità e avere maggiore spazio di manovra in caso di movimenti più marcati è quella di un ingresso graduale nelle scelte di investimento, tramite piani di accumulo o tenendo da parte della liquidità per approfittare dei momenti più convenienti. Un’impostazione di questo tipo aiuta anche a gestire meglio l’avversione alle perdite di certi clienti, poiché vedono quelle occasioni di ribasso come opportunità per comprare “a prezzi scontati” e poter così ottimizzare le fasi di rialzo.
Un altro luogo comune (errato) è il pensiero che un piano di accumulo sia solo per piccole cifre e per periodi prolungati (5-10 anni). Certo, è un’ottima soluzione di ingresso ai mercati per chi ha una capacità di risparmio più contenuta, ma è altrettanto valida per cifre più importanti se unita ad una gestione più attiva nella fase di accumulo.
Questo approccio all’investimento ha fatto sì che Carlo e Anna si affidassero a me per proteggere e far crescere i loro risparmi. E la “gatta da pelare”, che pensava di avermi rifilato il mio cliente Alessio, si è rivelata essere l’inizio di una grande rapporto di amicizia e stima reciproca con una coppia. Anche se Carlo rimane “allergico” alla parola volatilità (simpatica circostanza, dato che su questo tema ho scritto la mia tesi di Laurea Magistrale), è ora più sereno. Sempre un po’… “complicato”, ma sicuramente meno diffidente.