Preoccupazioni e via d’uscita per i clienti di “Eurovita”, Compagnia assicurativa commissariata per rischio insolvenza
“Non vedo l’ora di togliere ‘ste scarpe classiche, troppo scomode, non le metto più! E che umidità a Milano! Fammi allentare la cravatta… Occhio a questo pelato col BMW che quasi mi investe sulle strisce!” …questa la mia scia di pensieri positivi… mentre mi allontano a piedi dal centro congressi “Allianz MiCo” per raggiungere la fermata delle Metro lilla “Tre Torri”. Mezzora di rotaie, da sgombro in scatola, e sarò alla mia auto, per infilarmi nella frenesia della Tangenziale Est all’ora di punta. Mentre cala l’adrenalina della giornata lavorativa, pensando solo a triduo doccia+cena+letto, ecco una vibrazione insistente. Il display mi sorprende, leggo “Antonella *****”, un’amica con la testa fra le nuvole che non sentivo da oltre sei mesi. “Strano. Fammi rispondere va…”, penso.
“Ciao Andrea, disturbo? Come stai? Preferirei chiamarti per motivi futili e di amicizia, ma ho bisogno di una tua consulenza professionale, per un problema che non mi fa dormire. Ieri ho letto un articolo e mi sono agitata. Ho bisogno di essere rassicurata.”
La voce di Antonella è insolitamente tesa. Sono abituata a frequentarla con amici in comune, dove la serietà è bandita ed il suo approccio dolce, ingenuo e senza filtri genera risate in buona compagnia.
E’ una “cattiva compagnia”, però, quella in cui si è trovata coinvolta.
Per non perdere il segnale nei tunnel della metropolitana, scelgo una panchina sotto un carpino nero e ascolto il suo caso. Il “caso Eurovita”, ovvero quello di una compagnia assicurativa italiana in difficoltà, per cui è in corso un’operazione di salvataggio dall’insolvenza.
Antonella detiene due delle 400.000 polizze di Eurovita (collocate da decine di banche tradizionali e banche-rete). La sua preoccupazione è di rientrare in possesso dei suoi capitali assicurati, pari a 52mila euro. Rilevanti per lei, ma gocce nel mare, congelato, di 15 miliardi di euro di patrimonio, di cui sono titolari 350.000 clienti.
Nel panorama assicurativo italiano, Eurovita è una realtà medio-piccola, ma ha dimostrato grande forza commerciale in certi periodi. Si auto-definisce: “compagnia assicurativa specializzata nel ramo vita che,grazie all’elevata diversificazione (…), è in grado di rispondere prontamente ad ogni esigenza (…) dei clienti (…); la qualità del servizio offerto, unito allo spirito di innovazione, rendono Eurovita uno dei partner più affidabili e solidi nel panorama assicurativo italiano”.

Mai definizione fu più sviante.
Eurovita da fine marzo è in amministrazione straordinaria: significa che, di fronte a problemi finanziari causati da scelte strategiche errate ed incauta gestione, la guida della Compagnia è passata ad un commissario, che lavora con l’IVASS (autorità di vigilanza assicurazioni) per risanarne la situazione e renderne di nuovo operativi i prodotti e servizi. Casomai fosse possibile.
La raccolta di Eurovita in polizze vita era calata molto nel 2022, al minimo da 8 anni, tanto che il risultato d’esercizio della gestione vita è stato di perdita per 400 milioni di euro, dopo dieci anni consecutivi di utili, sempre superiori a 2 miliardi.
L’instabilità patrimoniale si è acuita a causa della massa di investimenti in titoli di stato, sia europei che esteri. Quando le banche centrali hanno iniziato ad aumentare i tassi di interesse per combattere l’inflazione, il valore delle obbligazioni possedute è crollato. Ciò ha generato forti svalutazioni specie per chi aveva investito in titoli a lungo termine, come appunto chi dirigeva questa azienda. Più il tempo passa, meno il valore del portafoglio di investimenti della stessa si rivela sufficiente a garantirne la stabilità e la liquidabilità potenziale ai propri clienti.
La condizione di “commissariamento” ha diffuso frustrazione e rabbia tra migliaia di persone, poiché ha scaturito il blocco del riscatto anticipato delle polizze; vincolo deciso dalla stresso istituto di vigilanza, per dare tempo alla compagnia (e ai propri partner distributivi) di trovare le soluzioni per risalire il torrente burrascoso.
Spiego ad Antonella che il fatto che lei non possa al momento chiedere di liquidare le proprie vecchie polizze – attivate oltre vent’anni fa dal padre e largamente rivalutate – va considerato cautelativo, per evitare gli effetti perversi e auto-alimentanti di vendite massive, dettate più da panico diffuso che da gravi inadempimenti contrattuali. Ciò che vale per le banche, vale anche per le assicurazioni: non solo i dati di bilancio, ma anche la reputazione di solidità le rendono solide. Mentre se si diffonde la percezione di mala-gestione o peggioramento patrimoniale, ecco che la “corsa agli sportelli” dei clienti per ritirare il proprio denaro mette in stress la liquidità dell’istituzione e può generare o aggravare la crisi, che magari era solo accennata o passeggera. Una Compagnia assicurativa, infatti, non diventa insolvente nel giro di pochi giorni e senza che le autority prendano provvedimenti preventivi.
“Ma scusa, Andrea, vediamo se capisco… se queste sono le notizie e le angosce, nessuno comprerà nuove polizze e tenderanno solo a subire vendite, quando saranno riaperte le contrattazioni, no? Senza nuove risorse, come può risollevarsi una realtà nelle condizioni di Eurovita?”.
Avrà pure la testa fra le nuvole nei weekend, Antonella, ma la sua domanda è intelligente e concreta: del resto si occupa di amministrazione e contabilità e viene da una famiglia di imprenditori.
Premesso che concordiamo di vederci la settimana seguente per parlarne di persona – perché il mio telefono comincia a scottare e i piedi mi dolgono anche da fermo – le spiego che, sul tema, sono piuttosto aggiornato anche perché il gruppo assicurativo-finanziario con cui opero fa parte di un pool di cinque grandi compagnie assicurative chiamate al tavolo della trattativa di “salvataggio”. Vi sono riuniti il Governo, le organizzazioni di rappresentanza dei consumatori e delle aziende del settore, nonché l’allora commissario Alessandro Santoliquido, che ha negoziato con gli acquirenti le condizioni per rilevare la società, aumentandone il capitale e la credibilità, allo scopo di salvare i risparmi dei clienti.
Dopo queste spiegazioni a caldo, Antonella si è detta rassicurata. Con mia grande soddisfazione. Le ho suggerito di vederci e di consentirmi la consultazione delle condizioni di polizza, per darle una panoramica dei contratti di cui è titolare e prendere tempo in attesa dello sblocco dell’operatività, che dovrebbe avvenire in concomitanza del varo della nuova “joint venture”. Per fortuna, lei non si trova nella condizione di avere necessità di monetizzare questi capitali sul conto corrente. Vuole prendere coscienza e, intimamente, ritrovare la fiducia che sente tradita.
Nel frattempo, qualche mese dopo, il salvataggio di Eurovita ha preso forma. Secondo gli aggiornamenti di stampa disponibili a metà ottobre, è stata fondata, e poi autorizzata ad operare, la new company “Cronos Vita”, posseduta dai 5 big assicurativi (che, sul famoso tavolo, hanno appoggiato centinaia di milioni di euro): Generali, UnipolSai, Intesa Vita, Poste Vita e Allianz. Questa società sta subentrando nel portafoglio polizze Eurovita. Non è tuttavia escluso che possano aderire altri gruppi assicurativi e/o finanziari, rafforzando la solidità societaria. Il cantiere prevede anche il coinvolgimento di alcune banche italiane, con il compito di fornire una linea di credito per affrontare, con molta liquidità in cassa, i primi passi di Cronos (e dei “suoi” clienti). A costituzione avvenuta, infatti, sta per venire meno il blocco dei riscatti, vigente fino al 31 ottobre.
Le condizioni delle polizze di cui Antonella è assicurata sono in realtà piuttosto generose: parliamo di costi nella media del mercato attuale e rivalutazioni annualmente garantite, che Eurovita si era fatta carico di riconoscere in un’epoca in cui i suoi conti largheggiavano. Un peccato di presunzione.
Ho fatto notare ad Antonella che, sul piano tecnico, se non arriveranno diverse comunicazioni unilaterali da parte della società subentrante, potrà persino convenirle restare fedele ai contratti ancora qualche anno, ricevendo buoni interessi. Ha storto il naso, e ci siamo salutati, con rinvio a fine ottobre, appunto.
Ad oggi siamo entrambi in attesa e, dopo il lavoro svolto, non è ancora divenuta mia cliente sul piano formale.
Ma dalla sua frase di chiusura: “Mi è tutto chiaro. Non sono più agitata. Ma, a questo punto, mi fido più di te che di loro!” ho dedotto due lezioni:
- Serietà, affidabilità e chiarezza di chi opera nel nostro mercato contano molto più dei nudi dati patrimoniali (benché sia opportuno allenare l’occhio a valutare anche questi ultimi);
- La consulenza finanziaria, assicurativa o bancaria esprime il suo massimo valore nel rapporto umano e nel servizio professionale di chi analizza, progetta e colloca le soluzioni più adeguate e rassicuranti, grazie ad una relazione continuativa di assistenza e di comunicazione capace di coinvolgere il risparmiatore – e, ancor più, la risparmiatrice – per renderli protagonisti delle proprie scelte.