La radicata “cultura del mattone” resiste anche davanti a consigli ben ponderati
Svolgo la professione di consulente finanziario da più di 20 anni e regolarmente mi confronto con clienti e conoscenti riguardo una diffusa convinzione dei risparmiatori italiani: possedere un immobile da certezze, sicurezza e garantisce una rendita indiscutibile rispetto agli investimenti finanziari. Di conseguenza, in genere, quando si pensa al passaggio del patrimonio dai genitori ai figli, si ritiene che tale scelta tuteli maggiormente le persone a noi care.
Francesco e Angela, marito e moglie settantenni, negli ultimi sette anni hanno espresso più volte il desiderio di individuare, con il mio supporto, la soluzione più idonea a tutelare i loro due figli nel passaggio del loro patrimonio.
Oltre a disponibilità monetarie necessarie ai due coniugi per vivere la loro vecchiaia, Francesco è proprietario di due ville autonome ed indipendenti nel suo paese di origine, a 150 km di distanza dal luogo in cui vive.
Queste ville sono state affittate negli anni a famiglie diverse. Periodicamente hanno richiesto interventi da parte del Sig. Francesco che, dovendosi recare sul luogo per la gestione della proprietà, con il passare del tempo ha affrontato un impegno sempre più intenso e faticoso, vista anche la distanza dalla città dove risiede con la sua famiglia.
Nel corso degli anni anni, confrontandoci sulla tematica della pianificazione successoria, abbiamo toccato spesso l’argomento della componente immobiliare del loro patrimonio, identificando in tali immobili una rendita che si riduceva sempre più per effetto dell’inflazione, dei costi e del grande problema derivante dalla gestione di ordinaria e straordinaria di manutenzione. Oggi sono ancor più sensibili i rischi a cui il Sig. Francesco si espone negli spostamenti in auto per raggiungere le due proprietà, poiché l’età avanza e lo stato di salute non è più rassicurante.
Durante questi nostri momenti di dialogo, sempre più spesso ho consigliato al Sig. Francesco di valutare la vendita degli immobili e la possibilità di trasformare il corrispettivo capitale ricevuto in una rendita finanziaria, che meglio avrebbe risposto alle ormai mutate esigenze dei coniugi, liberandoli inoltre dagli impegni di gestione diventati gravosi e problematici.
Questo avvalorato da un’offerta di acquisto ricevuta da un costruttore che rendeva l’operazione molto interessante economicamente, soprattutto considerando la possibilità di lasciare ai figli una donazione monetaria che ero certa avrebbero gradito di più.
I coniugi però, convinti di fare il bene dei figli, decisero di donare loro gli immobili, trasferendo le rendite derivanti dagli affitti ma anche le relative incombenze di manutenzione. Da questa decisione presa e poi portata a termine, gli equilibri familiari hanno iniziato ad incrinarsi, creando delle vere e proprie incomprensioni tra i genitori e i due figli, che si sono trasformate in liti ingestibili, che perdurano ancora oggi.
La gestione fisica degli immobili aggravata dalla distanza e la gestione patrimoniale di quello che ne è derivato hanno reso le cose sempre più complicate, portando i ragazzi a vivere la situazione con una forte instabilità emotiva, dovuta alla difficoltà di adottare un approccio imprenditoriale proattivo.
Oggi il Sig. Francesco e sua moglie ripetono costantemente di aver sbagliato a non seguire i miei consigli, che avevano come unico fine la loro tutela e quella dei propri figli e che avrebbero assicurato una vecchiaia serena e un maggior benessere a tutta la famiglia.
Purtroppo, è stato necessario arrivare a minare la tranquillità dei rapporti famigliari, per svelare tutti i limiti dell’eccessiva fiducia nel proprio patrimonio immobiliare, a scapito di un più equilibrato mix tra questo e le risorse mobiliari, ciò che è più facile ottenere grazie alla guida e alla pianificazione con un professionista del settore.