A buon investitor poche parole

Il ruolo determinante di una “guida all’emotività” negli investimenti

E’ noto che, per chi cerca opportunità dai mercati finanziari, l’ultimo periodo è stato ben difficile: oggi si intravede qualche barlume di ripresa, ma affermare che siamo usciti dalla fase di forti svalutazioni sembra ancora affrettato. Per scaramanzia o per prudenza, preferiamo non esclamarlo a voce troppo alta.

Prima la pandemia, poi l’inflazione, la guerra in Ucraina e le tensioni tra Stati Uniti e Cina: le borse sono da tempo alle prese con fattori destabilizzanti che hanno messo a dura prova le prestazioni dei portafogli, di conseguenza gli investitori e con essi noi consulenti finanziari. Dobbiamo continuare a dare prova non solo di forte preparazione tecnica, ma anche di grandi capacità di empatia, competenze in psicologia e sicuramente nervi saldi. Il tutto condito da una dose di sano ottimismo, che deriva dall’esperienza e dalla consapevolezza della ciclicità dei mercati. I temporali, per quanto lunghi, non possono durare per sempre; la storia ce lo insegna.

Specie in questi momenti di forti oscillazioni e di tensione, mi trovo a riflettere sui comportamenti emblematici di due miei clienti da una vita, Mario e Antonio, coetanei ed ex compagni di scuola che si sono poi persi di vista. Con ciascuno di loro ho un rapporto continuativo e decennale, eppure i loro caratteri sono così agli antipodi!

Mario, ingegnere di successo, padre di due figli, è un uomo di poche parole. Vent’anni fa ha attivato con me un piano di accumulo, con cui mensilmente deposita una somma fissa che va ad alimentare il suo capitale d’investimento. Lo incontro ogni due anni, per fare il punto sulla situazione, indirizzare i suoi investimenti in base ai mutevoli obiettivi, proporre eventuali alternative più interessanti. Anche in questo periodo difficile, la periodicità dei nostri incontri non è mai cambiata. Tutto fila liscio come l’olio, non perché lui sia un robot, ma perché ho avuto prova molte volte che sa “soffrire in silenzio” e sa che nei momenti di svalutazione risiedono grandi opportunità.

Poi c’è Antonio, imprenditore della bassa bresciana, grande lavoratore, anche lui padre di famiglia, persona vivace e fumantina. Lo incontro ogni tre mesi, ma parliamo al telefono quasi ogni settimana: mi dice sempre di aver bisogno di questi colloqui, spesso molto accesi. Non li interpreto come mancanza di fiducia (se così fosse mi avrebbe salutato molto tempo fa), ma derivano dal suo continuo rimettere in discussione le scelte fatte o sul da farsi.

Cosa differenzia questi due profili? Una sola variabile è quella che li porta ad avere atteggiamenti di investimento differenti: il peso dell’emotività. In un caso domina le scelte d’investimento, nell’altro è tenuta a bada, portando a riflessioni più ponderate. Ciò ha portato questi due clienti a prendere decisioni molto diverse negli anni, con esiti altrettanto differenti. Inutile dire che i risultati migliori li ha ottenuti Mario, grazie alla costanza, la solidità, il raziocinio. Anche Antonio ha ottenuto ottimi risultati dai suoi investimenti, ma se non si fosse lasciato prendere dal panico in alcune occasioni, avrebbe potuto avere ancor di più.

Posto che ai miei occhi sono entrambi buoni clienti, che godono in ugual modo della mia stima, attenzione e professionalità, è innegabile che emotività e mercati finanziari vadano poco d’accordo: l’investimento è un cammino da percorrere a tappe secondo una pianificazione, che consente di fare scelte consapevoli di breve, medio e lungo periodo, senza farsi condizionare dall’entusiasmo o dalle preoccupazioni dominanti in un determinato momento. Gli alti e i bassi sono normali in qualsiasi ciclo economico e finanziario, ma nel tempo i mercati tendono sempre a toccare nuovi massimi. L’emotività è una delle trappole più pericolose per chi investe, perché rischia di condurre a scelte poco razionali, come vendere quando i valori sono ai minimi o acquistare quando sono ai massimi. Facile a dirsi… ma a farsi risulta un po’ meno facile, specie quando si parla dei propri risparmi!

Io ed i colleghi consulenti finanziari appartenenti alla “Castrolab Academy” ci dedichiamo a periodici studi e laboratori di formazione proprio sul tema della “gestione delle emozioni”, perché siamo consapevoli di quanto una buona e salda guida possa contribuire al successo dei progetti dei nostri clienti, riconoscendo e canalizzando nel modo giusto i sentimenti che influenzano le valutazioni intorno al denaro.

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