Con voce tremante e gli occhi lucidi, la signora Monti mi raccontò di come stesse vivendo quel momento. “Non dormo da giorni“, sospirò con un’espressione di disperazione. “Temo che in banca abbiano approfittato della mia buona fede“. La signora Monti era una sarta di origini francesi. Viveva da sola e non passava inosservata per i suoi abiti colorati, il suo carattere gentile e per l’inconfondibile scia di profumo floreale che lasciava al suo passaggio. Non aveva parenti ma solo qualche conoscente e un’amica speciale, la mia cliente Teresa. Le due amiche mi telefonarono chiedendomi un appuntamento urgente.
Ero un giovane consulente e ricevere quel tipo di telefonata era benzina per il mio “motore professionale” ancora in rodaggio. Così, il 4 dicembre 2001, nel mio ufficio, incontrai la Sig.ra Monti. Ci sedemmo intorno al tavolo rotondo e non feci in tempo a chiederle: “Mi dica, come posso aiutarla?” che iniziò a parlare come un fiume in piena. Non potei fare altro che sentire la sua disperazione, mentre mi spiegava come il nuovo direttore della banca l’aveva convinta a firmare un contratto di un prodotto previdenziale che non la convinceva per niente. E continuò: “Ero andata in banca per chiedere il solito rinnovo dei miei BOT ma il direttore mi ha garantito che con quel prodotto avrei avuto sicuramente rendimenti più alti.”
Stentavo a crederle, ma non avevo nessuna documentazione firmata da poter controllare. La Sig.ra Monti aveva 72 anni e, dal nostro colloquio, non emergeva certo alcun bisogno previdenziale. Decisi quindi di accompagnarla in banca e di presentarmi come suo nipote. Volevo controllare personalmente i documenti firmati da “mia nonna”.
Quando varcammo le porte della banca, ci accolse il direttore, impeccabilmente vestito e con un sorriso smagliante. Alla mia richiesta di visionare le copie dei documenti che mai erano state consegnate, il direttore diventò nervoso e il sorriso sparì dal suo volto. “Ecco le copie” ci disse sfuggendo al nostro sguardo. Visibilmente imbarazzato, si passò una mano sudata tra i capelli ben pettinati. Il silenzio che si era creato nella stanza sembrava quasi palpabile, interrotto solo da un leggero ronzio proveniente da un vecchio televisore posizionato in un angolo dell’ufficio.
Mentre scrutavo attentamente la documentazione, notai un mazzo di fiori appassiti su un tavolino di marmo vicino alla finestra. Era un dettaglio insolito per un ambiente così formale, mi chiesi se la non cura per le cose e gli ambienti era la stessa che avevano riservato anche alla Sig.ra Monti.
Così decisi di chiedere: “Mi dica, direttore, sono state applicate commissioni da pagare per sottoscrivere questo prodotto?” Calò il silenzio nella stanza, interrotto da un bisbiglio: “Ma, beh, sì: il 5% dell’importo investito.”
Con un movimento deciso, mi alzai dalla sedia indicando alla Sig.ra Monti di seguirmi. Quello che sentii e lessi dalla documentazione era sufficiente per lasciare la filiale. “Perché siamo andati via così?” mi chiese la signora Monti con una leggera confusione dipinta sul volto rugoso. “Ho verificato che la data riportata sulla proposta d’investimento ci permetterà di esercitare il diritto di recesso e quindi di ricevere la restituzione totale del suo capitale. Aveva ragione: un prodotto del tutto inadeguato a Lei” le risposi con un sorriso di complicità.
Mi guardò, con gli occhi lucidi e colmi di gratitudine. “Grazie“, mi disse, con un sospiro di sollievo. “Grazie per avermi ascoltata, e per avermi aiutata a trovare una via d’uscita da questa situazione“. La serenità ritrovata della mia “nonna acquisita” fu il risultato morale di questa faccenda inquinata dalle pressioni commerciali esercitate in banca e dal disinteresse per le reali esigenze della cliente.
Il secondo risultato fu la restituzione totale del suo risparmio che, da quel giorno e per i successivi 15 anni, ho orgogliosamente seguito, come un sarto cura la realizzazione di un abito su misura.
Bravo Gigi bel racconto coinvolgente e riflessivo.