Come difendersi dalla zampata dell’orso

Ogni volta che parlo al telefono con Ettore penso che avrebbe dovuto lavorare in radio: ha una voce molto calda e un modo di ridere contagioso. Avrebbe però dovuto fare corsi di dizione, per alleviare quel timbro pronunciato, che connota la sua origine di una vallata bresciana. Per motivi famigliari conosco Ettore da quando sono bambino, ma solo da pochi anni è divenuto mio cliente, affidandomi una somma rilevante, derivante dalla vendita di una cascina e dalla liquidazione del TFR una volta ritirato.

La mattina in cui vedo il suo nome sul display, gli indici dei mercati finanziari segnalano un profondo rosso, con l’Asia che sta chiudendo con ribassi paurosi, solo dopo una serie di altre giornate di cali intensi delle borse americana, europea, giapponese…

Primi di aprile 2025: il Presidente Trump ha appena varato un severo piano di dazi doganali applicati su beni e merci importate da tutte le principali potenze economiche del globo. Le tariffe sono incredibilmente elevate. Il provvedimento era stato anticipato da altre settimane di scia di incertezze, mercati nervosi, specie a causa di messaggi contraddittori, che hanno reso impossibile fare analisi previsionali serie sull’impatto delle misure. E poi, sono attesi contro-dazi ratificati da chi li ha subiti. Insomma, se guardiamo anche solo al più celebre indice azionario USA, l’ampiezza della discesa, rispetto al punto di massimo precedente, è vicino al 20%, entrando nella TOP 5 dei cali più violenti dal 2000.

Ciao Ettore, come stai? Hai bisogno di qualcosa?”, gli chiedo, quasi prevenuto, a forza di colloquiare con clienti preoccupati o desiderosi di un conforto. So che Ettore sa di avere un portafoglio con pochissima esposizione azionaria, ma prima di ascoltare presumo che vorrà comunque condividere le angosce che ha o che sente in giro, anche da amici imprenditori che temono contraccolpi nell’export di merci o difficoltà circa il turismo di montagna. Mai presunzione fu più stupida.

Buongiorno Andrea! Sono io a chiedere come stai tu: io non ho bisogno di nulla. Grazie a Dio in famiglia stiamo tutti bene, i miei nipotini sono a scuola… mi faceva piacere scambiare due pareri, ma poi ti lascio al volo, perché immagino che saranno per te giornate pesanti e molti investitori saranno agitati. Guarda, io sono tranquillo: ricordo che il nostro profilo prudente prevedeva pochissime azioni e sono entrato sulla app, vedo stabilità… in ogni caso il tempo lenirà le ferite e la nebbia si diraderà”.

Ettore adora comunicare per metafore, specie legate alla natura, o detti popolari. “Dovrebbe presentare un programma alla radio! Anzi, essere il direttore! Ma che dico, diamogli un Oscar!” … Questi i miei pensieri scherzosi, mentre le mie orecchie sorridono all’idea che dopo tanto seminare cultura finanziaria, c’è chi riesce a ragionare nel modo corretto e, anzi, si preoccupa che io possa lavorare al meglio dedicandomi a chi ha bisogno di rassicurazioni o di fare operazioni.

Poi Ettore mi fa una domanda dotta e preziosa: “Senti Andrea, ricordo che in occasione di ribassi durante il 2022, mi avevi convinto che di fronte alla straordinarietà dello scenario, alla gravità dei cali, anche obbligazionari, dovessimo restare fermi, non fare mosse azzardate, perché la nostra pazienza sarebbe stata ripagata. Mi aveva colpito la tua frase ‘anche non fare alcun movimento è una scelta: consente di osservare meglio i rischi, le nuove opportunità e risparmiare energie per quando serve rimettersi a correre!’ Beh, allora avevi avuto ragione. Stai consigliando lo stesso atteggiamento? Vale anche per chi ha tante azioni? …”.

Non ricordavo di aver portato questa perla ad Ettore, ma a volte sottovalutiamo la nostra esperienza e anche la capacità di ascolto dei clienti: lui non è una persona sempre tenera, sul lavoro aveva una personalità ingombrante, è uno zuccone, ma ha il pregio della lealtà e della riconoscenza. Spiego ad Ettore che sì, anche in una situazione del genere, dove i dati economici vanno ricalcolati e dove le trattative politiche sono quotidiane per spuntare moratorie o riduzioni di aliquote delle tariffe, la calma è d’obbligo e vanno confrontati molti punti di vista. Non è facile, ma va detto. Compiere azioni su portafogli compositi porta con sé il rischio di commettere doppi errori, dando corda a decisioni istintive per l’appagamento immediato, invece che dare fiducia al progetto costruito per raggiungere obiettivi importanti… mentre parlo con lui, cito il termine “mercato orso”, mente quantifico il drastico calo dell’indice statunitense, per far capire ad Ettore quanto può pesare un -20% rispetto al valore massimo raggiunto solo tre mesi prima. Lui mi interrompe bruscamente: “Ma che c’entra l’orso, scusa? Non capisco il suo collegamento ad una fase in cui le persone si sentono attaccate: l’orso teme l’uomo e difficilmente lo aggredisce, se non si sente minacciato”. Qui viene fuori il passato di Ettore da guardia boschiva e il suo impegno pluridecennale nel Soccorso Alpino: è un profondo conoscitore dell’habitat delle montagne e degli equilibri dell’eco-sistema di alta quota.

Vedi Ettore, si usa l’espressione ‘bear market’ per descrivere un ciclo di mercato simile più per una questione grafica: mentre parliamo al telefono, fai un gesto con il braccio che scende dall’alto in basso, rappresentando l’immagine di un orso che sferra una zampata: gli indici calano con quella parabola”.

Ho capito! Rende l’idea! Ma allora si spiega tutto!” sentenzia soddisfatto Ettore. “Tu sai Andrea quali sono le prescrizioni di comportamento quando, passeggiando in montagna, dovessi incontrare un orso?” – per fortuna non attende la mia risposta e prosegue – “come ti dicevo, se non si sente attaccato o se una mamma non percepisce un pericolo per i cuccioli, l’orso non si avvicina e non colpisce l’uomo. Solo al rumore della nostra voce, resta in disparte. Ma, in rari casi, come la fame estrema o se fosse ferito, l’animale potrebbe essere meno lucido. Nei corsi di sopravvivenza spiegano che è opportuno restare immobili, o al massimo indietreggiare lentamente e di lato. Assolutamente sbagliato lanciare sassi o legni, oppure urlare, o mettersi a correre. Se l’orso fosse molto vicino o minaccioso, è opportuno sdraiarsi a terra lentamente, a pancia in già, con le mani a protezione del collo e della testa. La bestia se ne andrà”.

“Ora sei tu ad avermi fatto venire l’angoscia, caro il mio Ettore Texas Ranger!” dico ridendo. E notando che pochi minuti dopo una cliente sarebbe giunta in ufficio: era il momento di salutare il mio valoroso uomo dei boschi. “Ti ringrazio per avermi dato questa spiegazione, che conferma la teoria anche uscendo dalla metafora: per difendersi dalla zampata dell’orso, è deleterio agitarsi, cercare vie di fuga a corse o inventarsi attacchi improvvisi. Mosse che potremmo pagare a caro prezzo. Il comportamento più saggio è piuttosto respirare profondamente, muoversi lentamente, osservare l’ambiente e attendere che il pericolo se ne vada, per poi rialzarci e proseguire lungo il sentiero che avevamo scelto”.

Grazie a questa telefonata, così piacevole e illuminante, quella mattina abbiamo imparato entrambi.

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