Vivere bene insieme: sicurezze sul patrimonio al di fuori del matrimonio

Rientro a lavoro dopo le ferie estive in una giornata piovosa e cupa. “Niente male” – penso tra me e me – “almeno sento meno la nostalgia del sole, del mare…”

Saluto i colleghi con entusiasmo e ci fermiamo a scambiare due chiacchiere, ma subito
squilla il telefono: era Bruno che mi chiedeva un appuntamento con una certa urgenza.

Conosco la storia di Bruno e Sara, la sua campagna, in quanto clienti ormai da anni. Non hanno figli e non sono sposati, sono una “coppia di fatto”.

Trovo uno spazio in agenda e propongo loro di passare a trovarmi alle 11.

Sara mi spiega che, dopo vari accertamenti sanitari fatti negli ultimi mesi, le è stata riscontrata una forma tumorale; oltre alle preoccupazioni di salute subentrano anche quelle relativi all’aspetto patrimoniale.

In Italia si stimano un milione e mezzo di coppie che decidono di non riconoscere legalmente la propria relazione stabile, pur vivendo a tutti gli effetti “come fossero sposati”.
Il fenomeno sembra aumentare tra le generazioni più giovani. In termini burocratici, si tratta di uomini e donne unite da “legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile”.

Le coppie al di fuori del matrimonio o dall’unione civile rappresentano un tema caldo, in quanto non godono ancora di un riconoscimento giuridico, né di una legislazione ad hoc. Ciò crea situazioni che potrebbero rivelarsi critiche su vari piani, compreso quello patrimoniale, soprattutto in caso di relazioni stabili, consolidate da anni.

Ma queste problematiche sono molto limitate, nel caso di Bruno e Sara; li rassicuro ricordando loro che il patrimonio finanziario investito sotto la mia guida è tutelato e tutelante, avendo sottoscritto tempo fa, proprio data la loro situazione, delle polizze vita (unit-linked e di ramo 1) per entrambi. In questo modo, tali somme non rientrano nel perimetro della successione legittima in caso di decesso di uno di loro. Secondo i loro bisogni, a suo tempo espressi e che nel colloquio di oggi sono risultati confermati, questi strumenti li aiutano a risparmiare (anche tramite accantonamenti automatici mese per mese) e ad accumulare un capitale secondo le rispettive possibilità. Ma soprattutto, a differenza di altri prodotti di investimento, consentono la designazione di una persona beneficiaria – diversa dagli “eredi legittimi” teoricamente individuati dalla normativa successoria – che può essere scollegata da vincoli legali o di parentela con il contraente.

Pertanto, si prestano bene per tutelarsi reciprocamente tra persone che convivono da
coppia stabile, ma non sono sposati o legati da unione civile, né eredi diretti.

Ricordo infine a Sara e Bruno che, quando acquistarono la casa una decina di anni fa, per rafforzare la loro tutela feci sottoscrivere loro una polizza “puro rischio premorienza”, per essere tranquilli circa la sostenibilità delle spese di indebitamento inerenti al mutuo, nel malaugurato caso in cui uno dei due fosse venuto a mancare anzitempo.

Ogni cliente ha la sua storia ed è importante fare le dovute riflessioni sulla gestione e pianificazione del patrimonio. Gli strumenti individuati per Bruno e Sara hanno in comune un denominatore: sono a beneficiario unico, che può anche non essere legato al contraente da rapporti di parentela o legali e può essere sempre modificato: un ulteriore elemento di flessibilità a tutela di ciascun individuo della coppia.

Sara e Bruno si alzano visibilmente tranquillizzati: restano i pensieri riguardo alle condizioni di salute, ma già da tempo abbiamo pianificato le giuste scelte per assicurare una protezione reciproca alle loro risorse economiche.

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