Vuoi una torta? Eccotene due!

L’annoso problema del “ricatto” bancario legato ai finanziamenti

A chi non è mai successo di ingoiare un boccone amaro?
Spesso, quando andiamo al bancone della gastronomia e chiediamo un etto di prosciutto, il salumiere, con fare esperto e un sorrisone da manuale, raggiunto l’etto e mezzo ci dice: “che faccio, lascio?”. E come dirgli di no?

Ecco, prendiamo questo luogo comune gastronomico e portiamolo ad un estremo… Dal salato passiamo al dolce, ripercorrendo una storia realmente accaduta. Che cosa diremmo se, davanti ad una bella torta appena sfornata, il pasticciere ci chiedesse: “La vuoi?”.
Certamente, ha un bellissimo aspetto, ma in questo momento non posso permettermela!
Ma nessun problema!” – avrebbe replicato il giocondo pasticciere – “allora facciamo così: tu me ne compri due di queste torte, se non hai abbastanza soldi non ci sono problemi, me le paghi con calma a rate. Io però una sola a credito non posso dartela.
Al che ogni ignaro golosone direbbe: “ma io cosa ci faccio con due torte? Io ne vorrei solo una, l’altra rischio di sprecarla…
Nooooooooo”, avrebbe risposto il pasticciere con la bava alla bocca, “l’altra sai cosa fai? La metti in freezer e te ne dimentichi per ora. Poi, mooooooolto più avanti, se lo vorrai, quando avrai finito di pagare almeno la prima, tu me la riporti e la rivendiamo a qualcuno e, se ti andrà bene, magari gliela rivendiamo ad un prezzo più alto così ci guadagni anche!”.

Vista da fuori questa parodia può anche far sorridere, ma vi assicuro che chi ha vissuto questa TRUFFA non ci ride tanto sopra. E non è solo perché ovviamente rivendere la seconda torta congelata è quasi impossibile, ma soprattutto perché se poi viene fuori che gli ingredienti della torta erano già andati a male quando è stata venduta, figuriamoci venderla a distanza di qualche anno. Ma non finisce qui. Infatti, il pasticciere, molto scaltramente, a furia di far credito vendendo torte andate a male, nel frattempo è anche fallito e ha chiuso bottega. Al che, tutti coloro che avevano ancora sue torte in congelatore si sono riversati in piazza cercando di sbarazzarsene, ma senza successo. Infatti, quelle torte erano tutte ammuffite e nessuno le voleva comprare.

I debitori golosoni erano però sollevati dal fatto di non dover più pagare le rate che mancavano, dato che il loro pasticciere aveva chiuso i battenti. O così credevano.
Dulcis in fundo (si fa per dire), la pasticceria incriminata è stata poi comperata al costo di 50 centesimi da una catena di alta patisserie, che però furbamente ha rilevato solo il personale, i locali e i crediti della vecchia attività, senza volere i debiti che il precedente artigiano aveva contratto per far sembrare belle e fresche le proprie torte. La nuova gestione ha così ereditato i debiti di tutti i golosoni, senza però dare loro la possibilità di rivendergli le torte congelate e incassando quindi interamente il controvalore prestato.

Se questa storia vi sembra inverosimile e romanzesca, ho una brutta notizia da darvi. È andata esattamente così. Ma non si trattava di dolci.

E’ quello che è successo a molti risparmiatori, quando si sono rivolti ad alcune banche (se così, col senno di poi, le possiamo definire) per alcuni prestiti, piccoli e grandi. La prassi era semplice: se ti servono 100, io te ne do 200, ma con gli altri 100 compri le mie azioni, i miei titoli. Tranquillo, tanto ti dico io quanto valgono sulle base di – inserire qui ragionamento più o meno utile a rassicurare il cliente – e potrai sempre rivenderli per coprire parte del tuo debito.
Questa ignobile prassi ha messo in ginocchio tante piccole e medie attività, tante famiglie, troppa gente inconsapevole o sprovveduta. Questi titoli erano “marci”, ovvero basati su valutazioni totalmente fuorvianti e che quindi esprimevano un valore iper-inflazionato rispetto al valore reale della Banca stessa.
Non esisteva un mercato vero e proprio per la compravendita, poiché queste Banche non erano quotate pubblicamente.

Questa pratica ha avuto luogo principalmente in Veneto e ha trovato terreno fertile presso la Banca Popolare di Vicenza, per non fare nomi. I clienti che si sono fidati della propria banca, quella della città, quella di quartiere, sono ancora scottati, nonostante siano ormai passati anni.
La morale della “favola” è di non cadere in tentazione quando ci viene offerto qualcosa di apparentemente troppo goloso; di non accettare determinate condizioni senza averle pienamente capite, anche quando intorno a te molti sembrano seguire il “trend”; di non concentrare i propri risparmi, frutto di fatiche e privazioni, in prodotti illiquidi (non scambiabili liberamente sul mercato) e poco trasparenti, soprattutto se di Banche o, peggio ancora, proposti da persone o entità che non possono vantare registrazioni ad albi o ingenti capitali posti a garanzia.

D’ora in poi, quando ci viene proposta una torta sospetta (che sia “bancaria” o non), ricordiamoci le parole di William Shakespeare: “Le cose dolci da gustare si dimostrano amare da digerire”.

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