Gelati e Fumetti, maestri di Economia
“Cosa resterà di questa inflazione?”. Questa è la domanda che pochi giorni fa mi ha rivolto Antonella, la mia ex professoressa di Economia Aziendale delle superiori, durante uno dei nostri periodici incontri dedicati al monitoraggio dei suoi investimenti. Fu proprio lei, alla fine degli anni ’80, nei giorni in cui Raf cantava a Sanremo, a insegnarmi – oltre alla partita doppia e alla tecnica bancaria – i primi rudimenti di finanza ed economia, tra cui il concetto stesso di inflazione.
Antonella, oltre ad essere una persona squisita, è una perfetta padrona di casa. Immancabilmente in occasione di ogni nostro incontro mi fa trovare la tavola apparecchiata: biscotti al burro, succo di frutta, tè caldo d’inverno e gelato d’estate. Ogni tanto, quando vado da lei nel tardo pomeriggio, dopo essersi assicurata che quello è l’ultimo appuntamento della mia giornata, al termine della nostra disamina, estrae dal frigorifero un prosecco per brindare alla salute.

Seduti al tavolo, davanti alla tavola imbandita, la domanda di Antonella mi riporta al 1989, l’anno del mio esame di maturità (fu lei il membro interno della Commissione, all’esame orale, in cui portai proprio la sua materia…), e, di ricordo in ricordo, affondo ai primi anni ‘80, quando da bambino capii subito cosa significasse quella parola, anche prima che me la spiegasse Antonella,

misurandola sugli aumenti del cornetto Algida e di Topolino: nel 1980 il cono gelato costava 400 lire, divenute nel 1989 1.600, mentre il fumetto dei topi e dei paperi passò da 500 a 2.000 lire: in 9 anni i prezzi quadruplicarono!
Il tasso generale di inflazione, secondo la definizione dell’enciclopedia Treccani online, è: “L’aumento nel tempo dei prezzi e la conseguente diminuzione del potere d’acquisto della moneta”. In Italia, nel 1980, raggiunse l’iperbolica cifra del 21,2% e in tutto quel decennio fu mediamente superiore all’11%.

Negli anni fino al 1971, i mitici anni ’60 dell’italico boom economico, l’inflazione restò sostanzialmente stabile, con un picco al 7,50% nel 1963; gli anni ’70 furono quelli della crisi petrolifera, innescata dalla guerra del Kippur, con conseguente crisi economica e un’inflazione a doppia cifra. Negli anni ’80 la lotta all’inflazione fu portata avanti con vigore, con una discesa che accompagnò una ripresa economica importante. Quindi, arrivarono gli anni ’90, caratterizzati in politica da Tangentopoli e dalla fine della “prima Repubblica”, e in economia dagli sforzi – coronati da successo – per entrare da subito tra i Paesi che unirono le loro moneta in quella comune: l’euro. In quegli anni l’inflazione restò intorno al 4/5%, per discendere fino ad arrivare pressoché a zero nelle due decadi successive, i primi 20 anni del nuovo millennio, caratterizzati da innumerevoli avvenimenti: il terrorismo internazionale, la crisi finanziaria con il fallimento di Lehman Brothers, l’avvento di Internet che ha cambiato il nostro mondo, la consapevolezza che la lotta al cambiamento climatico sia imprescindibile per garantire un futuro ai nostri figli e nipoti, per arrivare alla pandemia che in poche settimane ci ha rinchiuso tutti in casa e alla guerra in Ucraina che spaventa il mondo.
Arriviamo ad oggi, appunto: l’inflazione, negli anni in cui era a zero, è stata a lungo cercata e bramata dalle Banche Centrali ed ora che è arrivata ci fa vedere di che pasta è fatta e i danni che può generare alle economie degli stati e delle famiglie (e dei bambini che vedono il loro giornalino preferito aumentare di prezzo!).
Questa è stata l’introduzione fatta ad Antonella, per arrivare alla risposta alla sua domanda: solo il tempo ci dirà cosa resterà di questa inflazione, se riusciremo a contenerla rapidamente o se crescerà ancora fino a replicare quello che avvenne negli anni ’70. In entrambi i casi, possiamo cercare di capire dal passato quello che dobbiamo fare oggi per difendere il nostro futuro.
“Per quello che ci riguarda, ora vediamo come proteggere dall’inflazione i tuoi investimenti; per non pregiudicare il raggiungimento dei tuoi obiettivi, ho delle proposte da discutere con te: dobbiamo essere preparati ad ogni eventualità e dobbiamo quindi diversificare i tuoi investimenti per essere pronti sia nel caso che l’inflazione continui ad essere alta, sia nel caso che diminuisca”, le dissi, spostando dal tavolo il piatto dei biscotti, ormai vuoto, per far spazio allo studio che avevo preparato per lei… “e quando avremo finito, potremo brindare insieme”.