La buona regola per scegliere come investire il denaro: “Se non comprendi, non investire!”.
Hai presente quella sensazione di vergogna che ti assale quando ti parlano di qualcosa che fino a qualche istante prima ignoravi? E non vuoi far comprendere al tuo interlocutore che non sai nulla di quell’argomento? Il tuo volto cerca di mascherare l’inadeguatezza che stai provando, ma il tuo stomaco si contorce in preda ad un turbamento da inferiorità.
Questo è proprio ciò che hanno provato Carlo e Camilla, coppia nella vita e negli investimenti. Nel mese di febbraio ricevo la telefonata di Enzo, un mio cliente con il quale regolarmente mi confronto su strumenti finanziari più complessi, che mi dice: “Cristina, abbiamo un caso da risolvere!”.
Quasi fossimo una squadra antitruffa, incontriamo insieme Carlo e Camilla. Per loro è importante la presenza di Enzo, che è sempre stato un buon supporto nei momenti di difficoltà. Ancor più perché ritengono di essere stati presi in giro, se non addirittura truffati.
Li accolgo nel mio ufficio, ci accomodiamo attorno al tavolo rotondo. Mi colpisce subito la loro postura: siedono composti e dritti, protratti in avanti, pronti ad espormi il loro problema. Hanno con loro un plico colmo di documenti che subito mi sottopongono.
Raccontano, in preda alla rabbia, di aver sottoscritto un Certificato d’investimento su consiglio del consulente che li segue da anni per compensare le minusvalenze* generate da un precedente investimento sbagliato. Poiché la data di scadenza delle minusvalenze era il 31.12.2022, il consulente aveva proposto un certificato che prevedeva a dicembre 2022 lo stacco di una cedola del 15% e che ne avrebbe permesso la compensazione, cosa però non avvenuta.
Carlo e Camilla mi confidano tutta la loro diffidenza nei confronti del sistema finanziario e della figura del consulente, ma colgo nelle loro parole anche la speranza di avere un chiarimento trasparente e oggettivo rispetto alla situazione. Gli comunico che lo potevo fornire, prendendomi un momento per consultare i documenti; essi acconsentono, nel frattempo li faccio accomodare nel nostro “salotto azzurro”, lo spazio di attesa in cui sorseggiano un the.
Dalle cartelle presenti nel plico, recupero il contratto sottoscritto. Apro il prospetto del certificato; con attenzione leggo riga per riga per individuarne i dettagli; li evidenzio; conosco bene quelle strutture; vado subito al nocciolo della questione.
Un piccolo particolare era “sfuggito” al loro consulente… La cedola del 15 % sarebbe stata erogata solo se si fossero verificate determinate condizioni di mercato.
Un dettaglio, per nulla banale, che si è rivelato fatale… A dicembre nessuno stacco di cedola perché le “determinate condizioni di mercato” non si erano verificate! Minusvalenze non compensate e quindi non più recuperabili! Nessun avviso da parte del consulente!
Accolgo di nuovo Carlo e Camilla ed espongo quanto rinvenuto. Scoprono in quel momento l’errore. Sono attoniti, si sentono smarriti, si sentono in colpa per aver sottoscritto qualcosa di cui non avevano ben compreso il funzionamento.
Questa storia fortunatamente ha un lieto fine… parziale! Ma sempre lieto fine è!
Nella struttura del certificato, verifico che è previsto l’effetto “memoria” della cedola per cui, qualora si fossero riproposte le condizioni previste nel prospetto in determinate date, sarebbe stata erogata sia la nuova cedola che quella pregressa.
Le condizioni di mercato avrebbero con buona probabilità permesso lo stacco della cedola a marzo, con il recupero, grazie all’effetto memoria, di quella di dicembre. Così è stato. Cedole incassate ma nessuna minusvalenza recuperata.
Carlo e Camilla sono ancora scottati dalla vicenda ma hanno imparato che meglio fare una domanda in più che avere dubbi, meglio esplicitare le proprie titubanze che sottoscrivere un contratto per la vergogna di sentirsi inadeguati.
* Si ha una minusvalenza quando si decide di vendere un prodotto finanziario a un prezzo più basso rispetto a quando si era acquistato. In quel preciso momento nasce un credito fiscale che si può recuperare subito o entro i 4 anni successivi